Mano robotica permanente

Mano robotica permanente

6 Febbraio 2019 0 Di Emilio Brocanelli

Il mondo della tecnologia, unito a quello della medicina sta facendo passi da gigante. Il progetto è di chiara matrice italiana, nonostante parta da un progetto europeo denominato DeTop. La prima mano robotica permanente al mondo è stata impiantata sul braccio di una donna di 45 anni. L’ operazione si è svolta in Svezia. Il progetto è stato curato da Christian Cipriani dell’ Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.

Prima mano robotica permanete

Questa prima mano robotica permanente non restituirà solo la possibilità di afferrare gli oggetti ma andrà a sostituire per filo e per segno l’ arto mancante. Questa mano robotica permanente riuscirà a donare al ricevente, anche la sensazione del tatto. Tutti i movimenti della mano saranno possibili grazie agli impulsi che la mano robotica permanente riceverà dal cervello. Adesso andiamo a vedere più nello specifico il funzionamento di questo rivoluzionario arto meccanico.

Mano robotica permanente, il funzionamento

In poche parole, questa mano robotica permanente, consente a tutte quelle persone che avranno la fortuna di poterla avere, di tornare ad avere il completo controllo della propria mano. Per rendere possibile questo miracolo, verranno impiantati 2 elettrodi nelle ossa dell’ avambraccio. Questi elettrodi saranno collegati alla mano robotica che riceverà le informazioni direttamente dal cervello grazie agli elettrodi che trasmetteranno le informazioni dal cervello alla mano. Per rendere possibile questa comunicazione, sono stati impiantati 16 ulteriori elettrodi all’ interno dei muscoli residui intorno all’ arto mancante. Il cuore di questa mano robotica è un processore posizionato all’ altezza del polso.

mano robotica permanente

La donna sta facendo riabilitazione e nell’ arco di poche settimane potrà tornare a casa e utilizzare la nuova mano con la sensibilità di un arto reale.

La mano robotica permanente è stata realizzata interamente in Italia, mentre l’ impianto è stato realizzato in Svezia, grazie all’ azienda Integrum, coordinata da Max Ortiz Catalan, in collaborazione con la Chalmers University of Technology .

Emilio Brocanelli