Diritto d’autore, il parlamento europeo approva la direttiva

Diritto d’autore, il parlamento europeo approva la direttiva

Off Di Emilio Brocanelli

Ci siamo, il parlamento europeo ha votato a favore della nuova direttiva sul diritto d’autore. Il risultato è stato abbastanza netto, 348 favorevoli, 274 contrari e 36 astenuti. Nel corso degli ultimi mesi, ci sono state notevoli polemiche da parte dei grandi colossi tecnologici ( Facebook, YouTube e Google in primis ) contro questa nuova direttiva sul diritto d’autore. Ma cosa lamentano queste grandi aziende americane nel dettaglio? Andiamolo a vedere.

diritto d'autore
Parlamento europeo

Diritto d’autore, i colossi tecnologici non ci stanno

Prima di poter comprendere i timori che questa nuova direttiva sul diritto d’autore sta avendo su Facebook, Google e YouTube, è opportuno comprendere cosa riguarda questa novità. Con questa nuova direttiva, tutti i grandi colossi che pubblicano dei contenuti dei vari editori, devono contrattare il prezzo con gli editori stessi. Le aziende, si sono da sempre difese, dichiarando che loro sono semplicemente degli intermediari e che non pubblicano in prima persona del materiale protetto dal diritto d’ autore. Ora andiamo a riassumere quella che sarà la nuova legge, in 4 punti fondamentali.

  1. Le grandi piattaforme come Google, Facebook e YouTube avranno più costi perchè dovranno pagare i pezzi dei giornalisti e degli artisti che verranno pubblicati nei loro siti. Ad esempio, se io dovessi pubblicare una canzone di un qualsiasi cantante su Facebook, l’ azienda dovrebbe pagare il diritto d’autore all’ artista. Inoltre, le aziende dovranno vigilare affinchè non ci siano violazioni nella loro piattaforma. Da questo provvedimento sono escluse tutte le piattaforme di medie e piccole dimensioni.
  2. La pubblicazione e condivisione di articoli attraverso i collegamenti ipertestuali è concessa ma, invece, saranno coperte dal diritto d’autore le immagini di anteprima ed il testo. La condivisioni di parte del testo è concessa, a patto che il testo sia molto breve.
  3. Ai giornalisti andrà una parte dei compensi che gli editori incasseranno.
  4. Le piattaforme dovranno creare delle opportune procedure affinchè i contenuti non vengano eliminati.

Questi sono i 4 punti fondamentali, spiegati in parole povere, racchiusi in 2 articoli della direttiva. Per solidarietà, alla vigilia del voto, Wikipedia ha oscurato il proprio sito, pubblicando, al posto di tutte le pagine, un messaggio dove incitava a contattare i propri rappresentanti al parlamento europeo per votare contro questa direttiva. Ricordiamo che le enciclopedie gratuite non sono coinvolte in questa direttiva. Ora proviamo a rispondere punto per punto a questi ” geni “ che hanno partorito questa futura legge.

diritto d'autore

Diritto d’autore, una legge sbagliata per un problema giusto

  1. Da questo provvedimento sono escluse le piattaforme di medie e piccole dimensioni. Questo vuol dire che le piccole aziende possono tranquillamente violare il diritto d’autore. Quanto deve essere piccola una piattaforma? Quando dovrà iniziare a pagare una piattaforma quando crescerà? Non si sa.
  2. Vi ricordate quando i bar mettevano a disposizione i giornali sui loro tavolini per farli leggere ai clienti? Ecco, con questa legge avrebbero dovuto pagare il diritto d’autore.
  3. Perchè ai giornalisti andrà una parte dei guadagni? Loro già sono retribuiti per il lavoro che svolgono.
  4. In seguito a questa legge, gli utenti non potranno eliminare i contenuti che hanno condiviso, in quanto la piattaforma ha pagato dei diritti. Ovviamente questo non è giusto perchè con il passare del tempo le idee possono cambiare.

In conclusione porrei l’ accento su una questione. I giornali, che si sono sempre schierati giustamente contro la poca libertà di espressione, ora sono schierati tutti a favore di questa futura legge europea che limiterà e non poco la libertà di espressione. Gli editori, farebbero molto bene a ricordare che, come hanno dichiarato molto spesso i portavoce di Facebook, il maggior traffico verso i siti di informazione, proviene dagli aggregatori di notizie. Molti giornali per consentire la lettura dei propri articoli fanno già pagare un abbonamento mensile ai propri utenti. Mi sembra che siano già ampliamente retribuiti.

Emilio Brocanelli

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